PERCHE' GESU' DISSE CHE ENTRO QUELLA GENERAZIONE SAREBBE VENUTA LA FINE DEL MONDO? E PERCHE' SAN PAOLO SCRISSE CHE SAREBBE STATO ANCORA IN VITA PER LA SECONDA VENUTA DEL SIGNORE?

- In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutto questo accada (Matteo, 24,34) -
- noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore.. (San Paolo, Prima Lettera ai Tessalonicesi) -

Gesù e San Paolo non dissero che entro pochi anni sarebbe venuta la fine del mondo. Fra l’altro, il termine “apocalisse” non significa fine del mondo, come tanti pensano, ma “rivelazione” (dal greco ἀποκάλυψις, apoka ‘lypsis).
 
Leggiamo cosa scrivono i Sacri Testi:
 
1 Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. 2 Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata». 3 Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». 4 Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; 5 molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. 6 Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. 7 Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; 8 ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. 9 Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10 Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. 11 Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12 per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. 13 Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato. 14 FRATTANTO QUESTO VANGELO DEL REGNO SARA’ ANNUNZIATO IN TUTTO IL MONDO, PERCHE’ NE SIA RESA TESTIMONIANZA A TUTTE LE GENTI; E ALLORA VERRA’ LA FINE. 15 Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge comprenda -, 16 allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti, 17 chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, 18 e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. 19 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. 20 Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. 21 Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati. 23 Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete. 24 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. 25 Ecco, io ve l'ho predetto. 26 Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete. 27 Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 28 Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi. 29 Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. 30 Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31 Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli. 32 Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 33 Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte. 34 In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutto questo accada. 35 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 36 Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre. 37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. 38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. 40 Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 41 Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. 42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43 Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44 Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. 45 Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? 46 Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! 47 In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. 48 Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, 49 e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, 50 arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, 51 lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti. (MATTEO 24)
 
Gesù, come da Vangelo secondo Matteo, elencò tutta una serie di fatti da verificarsi prima della fine del mondo: guerre, carestie, persecuzioni, terremoti. In 2000 anni, di queste cose, ne sono accadute un bel po’. Gesù disse, però, che tali cose avrebbero rappresentato SOLO l’inizio dei dolori. Disse che nel frattempo il Vangelo sarebbe stato predicato in tutto il mondo e annunziato a tutte le genti; disse anche che sarebbero sorti molti falsi profeti. L’equivoco, ancora una volta, nasce da un’interpretazione letterale e sbagliata di una singola frase estrapolata ad hoc: “In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutto questo accada”. Ebbene, devi sapere che il termine greco γενεα, solitamente tradotto "generazione", ha più significati. Può indicare un determinato numero di anni, così come può indicare un periodo decisamente più lungo e indefinito e, infine, può essere sinonimo di “stirpe”. Ti riporto ciò che ha scritto, riguardo questo termine, Gianluigi Bastia (esperto di lingue antiche, nonché papirologo):
 
Elio Aristide (orazione "a Roma", tenuta nel 144 d.C., par. 44), in un riassunto delle vicende della storia greca, a un certo punto, parlando degli Ateniesi e degli Spartani dice: "Diventati, tuttavia, improvvisamente, come in un sorteggio, ciascuno dei due (alternativamente) amministratori dei Greci, non conservarono l’assetto, come dire, neppure per una sola generazione (greco γενεα)". Il riferimento è alla storia greca e alle egemonie, nell'ordine, di Atene, Sparta e Tebe. Poiché questo periodo della storia greca è ben noto, si può avere un’idea di cosa intendesse Aristide per “generazione” (greco γενεά). L’egemonia di Atene, dopo la sconfitta dei Persiani a Platea (479 a.C.) ricoprì un arco di tempo pari a quarantaquattro anni (calcolati dal 475 a.C., anno in cui ebbe inizio il dominio di Atene, dopo la costituzione della lega di Delo, fino all’inizio della guerra del Peloponneso, nel 431 a.C.) oppure pari a settanta anni (se si considera che Atene fu vinta da Sparta ad Egospotami, nel 404 a.C.). Dionigi di Alicarnasso considerava una durata dell'impero ateniese pari a sessantotto anni (Antichità romane I, 3, 2), evidentemente prendendo come riferimento Egospotami. L’egemonia spartana, dopo quella ateniese, durò trentatré anni (calcolati da Egospotami fino alla sconfitta di Sparta a Leuttra, avvenuta nel 371 a.C.). Qui non è menzionata Tebe, la cui egemonia fu ancora più effimera di quella ateniese e di quella spartana, poiché si protrasse per una decina di anni soltanto (dalla vittoria a Leuttra fino alla sconfitta di Mantinea, nel 362 a.C.).

Il termine γενεα è utilizzato varie volte anche da Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane). Mi pare però che più che con riferimento ad un intervallo di tempo in anni, Dionigi usi γενεα per le successioni dei sovrani o famiglie importanti di una egemonia che detenevano il potere.

 
Faccio notare che i testi e gli autori menzionati da Bastia, oltre ad essere extra biblici, nulla hanno da spartire con la religione. Il termine in questione, dunque, non stava ad indicare un periodo di tempo ben determinato (come da nostro uso corrente). Da Dionigi di Alicarnasso sappiamo che il termine era usato anche come sinonimo di “stirpe”.
 
Fra l’altro, fino a non moltissimo tempo fa, il capitolo evangelico relativo alla Genealogia di Gesù, soprattutto quello del Vangelo secondo Matteo, era chiamato anche “Libro della Generazione”; là dove per generazione si intendeva, appunto, la stirpe di Gesù. La frase “Libro della Generazione”, ad esempio, puoi leggerla in questa “Storia Ecclesiastica” del Cardinale Giuseppe Agostino Orsi del 1824. Sua Eminenza il cardinal Orsi era accademico della Crusca.
 
https://books.google.it/books?id=QQNkAAAAcAAJ&pg=PA225&lpg=PA225&dq=%22Libro+della+generazione%22&source=bl&ots=_aNXX7Bx0x&sig=tP8MQ2V86fslorxhAp5zgGzu95Y&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjentrJz5bNAhWEjywKHZ45Di8Q6AEIPTAI#v=onepage&q&f=false
 
Leggiamo, adesso, il passo parallelo tratto dal Vangelo secondo Luca:
 
1 Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. 2 Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli 3 e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. 4 Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». 5 Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: 6 «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». 7 Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». 8 Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. 9 Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine».10 Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, 11 e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. 12 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. 13 Questo vi darà occasione di render testimonianza. 14 Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15 io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. 16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; 17 sarete odiati da tutti per causa del mio nome. 18 Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. 19 Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. 20 Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. 21 Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; 22 saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia. 23 Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24 Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti. 25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. 28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». 29 E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; 30 quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. 31 Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. 33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 34 State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; 35 come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36 Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo». 37 Durante il giorno insegnava nel tempio, la notte usciva e pernottava all'aperto sul monte detto degli Ulivi. 38 E tutto il popolo veniva a lui di buon mattino nel tempio per ascoltarlo. (LUCA 21)
 
Luca riporta quasi pari, pari ciò che avevamo già letto in Matteo (a sua volta già presente in Marco) con l’aggiunta, però, di un particolare importantissimo: Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti. Si capisce, allora, che il termine “generazione” usato da Gesù indicasse la stirpe dei pagani e non un periodo di qualche decennio. Gesù profetò che Gerusalemme sarebbe stata calpestata per tanto tempo dai gentili (o pagani che dir si voglia), ovvero dai non ebrei, fino a quando il loro tempo non sarebbe stato compiuto. Cosa effettivamente accaduta. Gerusalemme cadde nel 70 d.c. e da quel momento in avanti, per quasi 2000 anni di fila, è stata, letteralmente, “calpestata” dai pagani. Lo Stato di Israele è rinato poco più di 50 anni fa (e, comunque, i pagani continuano a “calpestare” quelle terre poiché non sono tornate tutte in mano agl’israeliani). E’ curioso notare che gli ebrei, pur non essendo cristiani, credono anch’essi che ci troviamo in tempo messianico (tempo della fine) proprio perché la nazione ebraica è tornata sorprendentemente a vivere. Benedetto XVI, nel suo secondo volume su Gesu` di Nazaret (“Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”, 2011) dedica al “tempo dei pagani” un capitoletto molto interessante e lo vede come «il tempo della Chiesa» che precede la fine della storia, nel quale deve essere annunziato il Vangelo a tutti i popoli. E conclude: «L’urgenza dell’evangelizzazione e` motivata... da questa grande concezione della storia: affinché il mondo raggiunga la sua meta, il Vangelo deve arrivare a tutti i popoli».
 
Il passo parallelo del Vangelo secondo Marco non aggiunge nulla di diverso a quanto già letto in Matteo e Luca. Faccio notare, però, questa frase: Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa (eccetto Dio). Dunque non è assolutamente vero che Gesù disse che l’Apocalisse si sarebbe scatenata da lì a poco. Non che Gesù non conoscesse la data della fine del mondo ma, volendo frenare gli animi degli apostoli, disse che solo Dio sa quando ciò accadrà.
 
Veniamo, adesso, a San Paolo.
 
Nella Prima Lettera ai Tessalonicesi (che è anche la più antica delle lettere paoline), troviamo, circa la Parusia (seconda venuta di Gesù), questa frase che molti, purtroppo, hanno equivocato: 13 Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. 14 Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. 15 Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. 16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17 quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore. 18 Confortatevi dunque a vicenda con queste parole”.
 
San Paolo sembra alludere al fatto che, al tempo della seconda venuta di Cristo, anch’esso sarebbe stato tra i viventi: dunque la Parusia sarebbe dovuta avvenire da lì a poco tempo. Leggiamo, però, cosa scrive a riguardo l’enciclopedia Treccani:
 
Il tempo della "parusia”. - Al capo IV, v. 15, di questa lettera troviamo un passo che ha dato e dà occasione a molte dispute fra cattolici e non cattolici; ivi dove l'apostolo parla della sorte dei defunti prima della "parusia", dice: "Noi vi diciamo questo come parola del Signore, che noi, i viventi, i rimasti fino alla parusia del Signore in nulla preverremo quelli che già si sono addormentati (...ὅτι ἡμεῖς οἱ ζῶντες οἱ περιλειπόμενοι εἰς τὴν παρουσίαν τοῦ Κυρίον οὐ υὴ ϕϑάσωμεν τοὺς κοιμηϑέντας)". Ha forse qui l'apostolo espressa la convinzione che egli sarebbe rimasto in vita fino al ritorno glorioso del Signore? Lo sostengono la gran parte dei critici razionalisti e protestanti, mentre i cattolici lo negano. Certo a primo aspetto le parole sembrano dar ragione ai non cattolici, ma se si esamina un po' più accuratamente il testo ed il contesto, ci sembra che quella prima impressione non venga confermata. Innanzi tutto le parole ἡμεῖς οἱ ζῶνψες οἱ περιλειπόμενοι, data la ripetuta presenza in greco dell'articolo, possono esser tradotte: "Noi (cioè) i viventi, i rimasti fino alla parusia del Signore..." e così Paolo avrebbe parlato non direttamente di sé e dei cristiani allora con lui viventi, ma a nome di quelli che si sarebbero trovati ancora in vita al ritorno del Signore: in tal modo, fra gli altri, nell'antichità intesero questo passo Giovanni Crisostomo (Patrol. Graeca, LXVII, 436), ottimo conoscitore degli scritti paolini e con lui Teodoreto, Teodoro di Mopsuestia, Metodio, Giovanni Damasceno, Ecumenio, Teofilatto, così pure S. Agostino (De civ. Dei, XX, 20, 2) S. Girolamo (Patrol. Lat., XXII, 971) ed altri. D'altra parte, se Paolo avesse avuto la convinzione della sua sopravvivenza fino a quell'evento, avrebbe egli poche righe dopo, al cap. V, v.1, detto: "Riguardo al tempo e al momento sappiamo che il Signore verrà all'improvviso, come un ladro di notte"? E si noti che la frase περὶ δὲ τῶν χρόνων καὶ τῶν καιρῶν, la quale ricorre altre volte nelle Scritture, sia per la parola χρόνος, sia per l'uso, significa: riguardo al tempo "vagamente considerato", e non riguardo all'istante, al momento... Nella seconda lettera ai Tessalonicesi poi, scritta poco dopo e da ritenersi essa pure autentica, si afferma che il credere imminente la parusia è un errore, una seduzione: prima dovrà accadere una grande apostasia (ἡ ἀποστασία) e poi apparire l'uomo del peccato, l'anticristo (II Tess., II, 1-5): ora nel fervore della vita cristiana di quei primi tempi una tale apostasia non era da ritenersi così prossima. Del resto anche nella lettera ai Romani scritta 6 o 7 anni più tardi troviamo annunziato da Paolo che prima della fine dei tempi si dovrà verificare la conversione del popolo giudaico in massa (Rom., XI, 25-33); ma, parimente, come si sarebbe potuta pensare imminente questa conversione allora, quando i Giudei dappertutto non facevano che osteggiare la cristiana religione nascente? Sembra dunque che l'avvenimento parusiaco, inquadrato in questi altri eventi, certamente non occulti allo spirito dell'apostolo, non potesse esser ritenuto da lui in modo positivo e certo così vicino da doverlo trovare in vita. Sembra che sarebbe più ragionevole dire che, mentre egli non escludeva assolutamente anche un prossimo ritorno del Signore nel gran giudizio, tuttavia niente si sentiva in grado di affermare con certezza.


http://www.treccani.it/enciclopedia/lettere-ai-tessalonicesi_%28Enciclopedia-Italiana%29/
 
Leggiamo, adesso, cosa è scritto nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi:
 
1 Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, 2 di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. 3 Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, 4 colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. 5 Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? 6 E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. 7 Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. 8 Solo allora sarà rivelato l'empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta, l'iniquo, 9 la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, 10 e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi.
 
Qui San Paolo dice che la Parusia avverrà SOLO DOPO essersi verificate due cose: in primis una grande apostasia, cioè una generalizzata perdita della fede cristiana (cosa che sta accadendo ai giorni nostri), in secundis dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione (l’anticristo di cui parla anche l’Apocalisse di Giovanni). Alcuni (atei e laicisti vari) hanno messo in discussione l’autenticità della Seconda Lettera ai Tessalonicesi poiché, secondo loro, smentirebbe la prima. In sostanza, sarebbe stata scritta verso la fine del I secolo e non da San Paolo (che nel frattempo era morto) bensì da qualcun altro. L’intento sarebbe stato quello di spiegare come mai la Parusia non fosse venuta. Leggiamo ciò che scrisse, a riguardo,
Ernest Best:
 
«Se possedessimo solo la Seconda ai Tessalonicesi pochi studiosi dubiterebbero che l'abbia scritta Paolo; ma quando la Seconda ai Tessalonicesi è messa a confronto con la Prima ai Tessalonicesi sorgono i dubbi. C'è una grande somiglianza fra le due; somiglianza non solo di parole, brevi frasi e concetti, ma che si estende all'intera struttura delle due lettere che inoltre è differente da ciò che si assume sia la forma standard paolina. Nel contempo alla seconda lettera si imputa di avere un tono meno intimo e personale della prima, e di essere in conflitto con la prima riguardo ad alcuni insegnamenti, particolarmente in riferimento all'escatologia.» (Ernest Best, The First and Second Epistles to the Thessalonians, New York: Harper and Row, 1972, p. 37)
 
In pratica, la principale obiezione consisterebbe nel fatto che lo stile delle due lettere sia “fin troppo simile”. Ebbene, per la cronaca, la Lettera agli Ebrei, più volte, in passato, attribuita a San Paolo (pur non riportando alcuna firma), oggi non viene più considerata “paolina” proprio perché lo stile di tale lettera appare “fin troppo diverso” da quelle che sappiamo essere senz’altro di Paolo. Bisogna allora mettersi d’accordo e capire se la somiglianza tra un’epistola e un’altra sia prova di autenticità o meno perché, altrimenti, si finisce per usare due pesi e due misure. Sempre per la cronaca, nei secoli scorsi, fino agl’albori del Cristianesimo, NESSUNO mise in discussione l’autenticità della Seconda Lettera ai Tessalonicesi. Da circa 40 anni a questa parte lo si fa, ESCLUSIVAMENTE, per poter dire che San Paolo sbagliò in quanto convinto che la Parusia sarebbe accaduta prima della sua morte. Fra l’altro, come fa giustamente notare la Treccani, San Paolo parlò della fine del mondo anche nella Lettera ai Romani (sulla cui autenticità non esiste alcun dubbio) dicendo che prima dovrà esserci la completa conversione al Cristianesimo di TUTTI gli ebrei. Scrive la Treccani: “Come si sarebbe potuta pensare imminente questa conversione, allora, quando i giudei dappertutto non facevano che osteggiare la cristiana religione nascente?”. Non credo, purtroppo, che J.E.C. Schmidt ed Ernest Best abbiano mai davvero risposto a quesiti del genere. I laicisti, generalmente, snobbano le domande scomode. Il Vangelo, pur non menzionando esplicitamente l’apostasia (citata invece da San Paolo), riporta, comunque, una domanda di Gesù a dir poco emblematica: “quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra? (Luca 18, 1-8)”. Questa frase sembrerebbe alludere, neppure troppo implicitamente, all’apostasia menzionata da San Paolo.
 
Chiudo la questione dicendo che, come si legge tra le note dell’autorevole Bibbia di Gerusalemme, la Seconda Lettera ai Tessalonicesi non smentisce affatto la Prima ma la completa. E’ probabile che la comunità cristiana di Tessalonica (l’odierna Salonicco) avesse frainteso ciò che Paolo aveva scritto loro precedentemente; possibile, anche, girasse, presso tale comunità, qualche testo spacciato come proveniente dagli apostoli col quale si diceva che la Parusia fosse imminente. Fu così che San Paolo, informato della cosa, precisò dicendo: 3 Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, 4 colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.