E' MAI ESISTITA LA TORRE DI BABELE?

La Torre di Babele fa infuriare Dio perché l’uomo pecca in superbia, in quanto crea una torre alta fino a poter raggiungerlo in cielo. Questo discorso ha senso fino al medioevo, dove la Chiesa proteggeva con fermezza la certezza dogmatica che Dio e il paradiso si trovano davvero tra le nuvole. Oggi la Chiesa sa che Dio e il paradiso non sono realmente tra le nuvole del cielo, ma solo metaforicamente. Allora il peccato non ha più senso oggi. Come giustifica la Chiesa la rabbia di Dio allora? (OBIZIONE E DOMANDA DI UN NON CREDENTE)

L'esistenza del Paradiso è dogma di fede, non lo è, invece, la sua localizzazione anche perché i coddetti "novissimi" (Paradiso, Purgatorio e Inferno), più che dei luoghi, sono stati dell'anima. Neppure è vero che fino al Medioevo la Chiesa avesse la certezza che Dio stesse tra le nuvole. Sant’Agostino, vissuto oltre 1500 anni fa, nel suo De Genesis Ad Litteram, parlò di “Cieli spirituali” in contrapposizione a quelli dove risiede invece la materia (cioè l’universo). Basterebbe già questo per affermare che la domanda posta da quel non credente si basi sul nulla. Ma leggiamo l’episodio biblico relativo alla Torre di Babele:

1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Francamente, nell’episodio in questione, io non vedo alcuna rabbia. Semmai leggo un bel po’ d’ironia: “Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.. Questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile”. Come potevano arrivare fino al Cielo usando mattoni di terra e come malta il bitume? Perché la frase è senz’altro ironica? A parte il fatto che nessuna costruzione potrebbe riuscire in ciò, gli antichi conoscevano benissimo come costruire edifici alti, solidi e duraturi (vedi piramidi di Giza). Tali costruzioni non erano fatte di mattoni, ma di pietre, né veniva usato il bitume ma la calce. Il bitume era usato come impermeabilizzante e non come collante. Detto ciò, quello della Torre di Babele è un racconto parzialmente allegorico mirato a spiegare il perché i popoli della Terra non parlino tutti la stessa lingua.