PERCHE' IL CANTICO DEI CANTICI, NONOSTANTE SIA LAICO, FA PARTE DELLA BIBBIA?

Perché il Cantico dei Cantici è nella Bibbia anche se è un testo laico, quindi non religioso, e parla di un rapporto sessuale? DOMANDA DI UN NON CREDENTE)

Tanto gli ebrei, quanto i cristiani, non hanno mai considerato testo laico il Cantico dei Cantici. Per gli ebrei, è allegoria del rapporto tra Dio e il popolo eletto. Per i cristiani, invece, simboleggia l’amore sponsale tra Cristo e la Sua Chiesa. Nella Bibbia è presente più volte la metafora del rapporto sponsale tra Dio e il Suo popolo. A riguardo, la professoressa Bruna Costacurta (Direttrice del Dipartimento di Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana) ha scritto:

Per poter parlare di alleanza tra Dio e popolo, la Bibbia ricorre alla metafora sponsale e dice che Dio è lo sposo e Israele la sposa. Questo vuol dire che tra i due c'è una tale comunione, appartenenza, che, per restare nella metafora, i due sono diventati una sola carne. Quando l'alleanza viene stipulata, il gesto simbolico che fa Mosè è prendere il sangue del sacrificio e aspergere lo stesso sangue sia sul popolo (un contraente) che sull'altare (che simboleggia Dio, altro contraente). Il segno simbolico è quello di uno stesso sangue che appartiene a tutti e due, di una stessa vita. Dio, con l'alleanza, vuole dire che dona all'uomo la possibilità di vivere la sua stessa vita.

Il Cantico dei Cantici è un testo classico per riflettere su cosa è il matrimonio alla luce del rapporto tipico tra Dio e l'uomo, cioè l'alleanza, di cui il rapporto matrimoniale è segno. Partiamo da Ct 2,8-17. Con una poeticità notevole abbiamo qui un canto d'amore dove l'elemento fondamentale, alla base dell'amore, è l'incontro tra i due. Lei sente venire lui. Lui le parla, la chiama, l'invita ad andare insieme a scoprire la primavera; lei proclama la sua appartenenza a lui nella reciprocità. Poi tutto termina con l'invito che lei fa a lui di correre e non si sa bene se è un correre per venire da lei o per andarsene. Il testo rimane ambiguo, all'inizio lei sente l'amato che corre per venire: "Ecco il mio amato che viene saltando sui monti" (2,8) e alla fine dice: "Affrettati, corri, diventa una gazzella!" (2,17). Lui è venuto, ora forse se ne va. L'amore è questo rincorrersi, incontrarsi per poi ritrovarsi sempre di nuovo. Questo è il testo nella sua dimensione primaria, tipicamente antropologica dell'amore umano. Chiunque abbia fatto un po' d'esperienza di affetti sa perfettamente di cosa si parli. Il testo del Cantico è stato interpretato a livelli diversi. L'esperienza antropologica dell'amore tra l'uomo e la donna viene riletta spiritualmente. Si capisce che questo è un segno del rapporto di amore tra Dio e la Chiesa, tra l'uomo e Dio, tra il Signore Gesù e colui che gli appartiene. Il Cantico esprime l'amore dell'uomo e della donna, ma anche l'amore di Dio per l'uomo, di questi sposi che sono il Signore Gesù e la sua Chiesa. Questa umanità che dice: "Vieni Signore Gesù" (Ap 22,20) è la Chiesa che scende preparata come una sposa, la Gerusalemme celeste in attesa del Signore che viene: "Vieni, amato mio, vieni... sento il mio amato, eccolo che viene". E' la pagina finale della Bibbia, la Chiesa chiede a Gesù di venire e Lui dice: "Ecco, io vengo".  La voce dello sposo che sta arrivando sulla porta dà colore a tutte le cose; la primavera è primavera dell'amore, possibilità di riscoprire la vita in rapporto con Dio; le volpi sono ciò che minaccia l'amore... Le interpretazioni a livello metaforico diventano possibili su diversi piani e in diverse direzioni. Proprio questa sovrapposizione interpretativa ci consente di fare esperienza direttamente sul testo: l'amore umano è segno di quello divino e l'amore divino insegna come deve essere l'amore umano. Vedere questo amore che i due sposi cantano è capire il mistero dell'amore di Dio. E così, accedere al mistero dell'amore di Dio, ci fa capire in che modo questi due sposi possano davvero amarsi e cantare il loro amore. C'è illuminazione reciproca.

http://www.gliscritti.it/approf/areopago/costacur.htm#titre17