PREMESSA NECESSARIA SU COME VADA LETTA E INTERPRETATA LA BIBBIA:

Da qualche parte ho letto una frase che diceva più o meno così: “Dio non ha faxato la Bibbia dal Cielo ma l’ha ispirata”. Dunque, noi crediamo che Dio abbia ispirato ogni singola pagina della Bibbia ma l'agiografo (colui che è stato ispirato da Dio) ha messo per iscritto la Parola del Signore secondo tutti i propri limiti umani e culturali (nonché secondo il modo di pensare dell’epoca). Non deve meravigliare allora che la Bibbia si esprima, talvolta, in modo molto diverso dal nostro, né dovrebbe volerci granché a comprendere la differenza tra testo ispirato e testo dettato, molti atei e agnostici, però, danno l’impressione di non volerlo proprio capire. Almeno in questo sono del tutto simili a certi fondamentalisti. Le due parti sono come le facce della stessa medaglia. Quando la Chiesa parla di “inerranza biblica” o di “infallibilità delle scritture” non fa riferimento a ogni singola parola di carattere storico, scientifico e geografico contenuta nella Bibbia ma agli aspetti dottrinali. Il Concilio Vaticano II, a riguardo, ha detto: "I libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, PER NOSTRA SALVEZZA, volle consegnata nelle Sacre Scritture".

Riporto, a riguardo, lo stralcio di un documento della Pontificia Commissione Biblica, intitolato L’étude de la Bible, del 15/04/1993:

Benché il fondamentalismo abbia ragione di insistere sull'ispirazione divina della Bibbia, sull'inerranza della parola di Dio e sulle altre verità bibliche incluse nei cinque punti fondamentali, il suo modo di presentare queste verità si radica in un'ideologia che non è biblica, checché ne dicano i suoi rappresentanti. Infatti essa esige un'adesione ferma e sicura ad atteggiamenti dottrinali rigidi e impone, come fonte unica d'insegnamento riguardo alla vita cristiana e alla salvezza, una lettura della Bibbia che rifiuti ogni tipo di atteggiamento o ricerca critici. Il problema di base di questa lettura fondamentalista è che, rifiutando di tener conto del carattere storico della rivelazione biblica, si rende incapace di accettare pienamente la verità della stessa incarnazione. Il fondamentalismo evita la stretta relazione del divino e dell'umano nei rapporti con Dio. Rifiuta di ammettere che la parola di Dio ispirata è stata espressa in linguaggio umano ed è stata redatta, sotto l'ispirazione divina, da autori umani le cui capacità e risorse erano limitate. Per questa ragione, tende a trattare il testo biblico come se fosse stato dettato parola per parola dallo Spirito e non arriva a riconoscere che la parola di Dio è stata formulata in un linguaggio e una fraseologia condizionati da una data epoca. Non accorda nessuna attenzione alle forme letterarie e ai modi umani di pensare presenti nei testi biblici, molti dei quali sono frutto di un'elaborazione che si è estesa su lunghi periodi di tempo e porta il segno di situazioni storiche molto diverse. Il fondamentalismo insiste anche in modo indebito sull'inerranza dei dettagli nei testi biblici, specialmente in materia di fatti storici o di pretese verità scientifiche. Spesso storicizza ciò che non aveva alcuna pretesa di storicità, poiché considera come storico tutto ciò che è riferito o raccontato con verbi al passato senza la necessaria attenzione alla possibilità di un significato simbolico o figurativo. Il fondamentalismo tende spesso a ignorare o a negare i problemi che il testo biblico comporta nella sua formulazione ebraica, aramaica o greca. È spesso strettamente legato a una determinata traduzione, antica o moderna. Omette ugualmente di considerare le «riletture» di alcuni passi all'interno stesso della Bibbia.

http://www.vatican.va/roman_curia..

La Pontificia Commissione Biblica, nell’occasione, parlava dei fondamentalisti ma lo stesso discorso mi pare lo si possa applicare anche a certi atei. Bisogna poi prendere in dovuta considerazione anche il problema linguistico.

La Bibbia non è stata redatta in italiano o in un qualsiasi altro idioma moderno; bensì in lingue arcaiche come l’ebraico, l’aramaico e forse anche il greco. Dico “forse” perché non sappiamo con certezza in che lingua sia stato scritto il Nuovo Testamento. I codici più antichi sono in greco ma non si può escludere che gli originali fossero in ebraico o aramaico. Per giunta, proprio gli originali sono andati perduti e ciò che ci rimane sono copie di altre copie (fra l’altro tradotte e ritradotte più volte). Per cercare di capire quanto la questione sia complessa e delicata basti pensare che l’alfabeto ebraico sia senza vocali. E' come se in italiano, ad esempio, scrivessimo la parola “mirto” così: “mrt”. Ebbene, con quelle tre semplici consonanti sapete quante parole si possono comporre? Almeno 10; oltre a MiRto: MaRiTo, MaRTe, MeRiTo, MiRaTo, MoRTaio, MoRTe, MuRaTo, eMeRiTo, eMiRaTo. Tutte molto diverse tra loro. Il numero di tali parole aumenta considerando anche le varianti al plurale. Ma non è finita, la lingua ebraica non si scrive da sinistra verso destra (come facciamo noi), bensì da destra verso sinistra. Inoltre, tra una parola e l’altra, non ci sono né spazi, né punteggiatura. Avete presente l’incipit del “Passero Solitario” di Leopardi? Dice così: “D’in sulla vetta della torre antica”. Alla maniera dell’ebraico si scriverebbe così: ctnrrtlldttvllsnd. Ebbene, se non vi avessi già detto di che frase si tratta, sareste stati capace di individuarla? Credo proprio di no. Pensate allora quanto sia difficile “decriptare” la Bibbia; non a caso ebrei e cristiani di ogni epoca non hanno MAI smesso di studiarla per cercare di carpirne il significato più profondo. Non è un caso neppure il fatto che gli ortodossi, anziché usare testi tradotti “in volgare” continuino a usare la “Septuaginta”, cioè la Bibbia dei 70, tradotta in greco ancor prima di Cristo. I Masoreti, studiosi ebrei della Torah, secoli dopo Cristo, svilupparono un sistema fatto di punti e linee mirato a “vocalizzare” e “staccare” le singole parole che compongono i Sacri Testi. E’ grazie a loro se oggi siamo in grado di pronunciare ciò che è scritto nella Bibbia in lingua madre. Converrete con me che pronunciare delle parole senza ricorrere al suono delle vocali sia praticamente impossibile. Tuttavia, nonostante l’eredità offertaci dai Masoreti, lo studio della Bibbia rimane tutt’altro che esaurito. Bisogna anche considerare quanto successe dopo la Guerra Giudaica del 66-70 d.c. a seguito della quale ebbe inizio la grande diaspora che portò gli ebrei lontano dalla Palestina disseminandoli per il mondo (e da lì iniziarono a parlare altre lingue). Fra l’altro, già al tempo di Gesù, gli ebrei non parlavano più l’ebraico ma l’aramaico.
 
E’ significativo il fatto che quella frase detta da Gesù sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, fu fraintesa finanche da alcuni dei presenti sul Golgota in quanto dissero: “chiama Elia”. Ebbene, Gesù non stava chiamando Elia. Gli ebrei non pronunciavano il nome sacro d Dio, usando invece tutta una serie di altri termini tra cui Elohim, Eloì ed Elì. Proprio quest’ultimo, però, rassomiglia al nome Elia; lo stesso di uno dei profeti dell’Antico Testamento. Fra l’altro, Gesù non disse quella frase perché davvero pensasse di essere stato abbandonato da Dio (Gesù stesso è Dio), bensì perché contenuta nel Salmo 21 (22). Salmo che profetizzò, con almeno mille anni di anticipo, la passione e morte del Messia. Vi consiglio davvero di leggerlo. poiché vi aiuterà a capire tante cose. Comunque, Gesù, sulla croce, stava pregando (i salmi erano le preghiere del popolo ebraico).

Sia Lodato Gesù Cristo.