ENTRAMBI I LADRONI OLTRAGGIARONO GESU'?

Gesù crocifisso tra i due ladroni

I due ladroni oltraggiavano Gesù:
Matteo 27:44 Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Solo uno dei ladroni oltraggiava Gesù:
Luca 23:39,40 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!" Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?

I due brani sopra citati, almeno all'apparenza, sembrerebbero inconciliabili; personalmente, però, non penso lo siano.

Iniziamo col dire che quel verso tratto dal Vangelo secondo Matteo potrebbe contenere, semplicemente, un errore di traduzione o di copiatura (dunque, in tal caso, se di errore si è trattato, non fu l’autore evangelico a commetterlo). Vale la pena ricordare, infatti, che, secondo la bi-millenaria tradizione della Chiesa, tale Vangelo, in origine, fu scritto in aramaico (o addirittura in ebraico) mentre tutte le più antiche copie oggi in nostro possesso sono in greco. Papia, vescovo di Hierapolis in Anatolia, attorno al 120 d.c. , scrisse: “Matteo ordinò in lingua ebraica (o aramaica) i detti, e ciascuno li tradusse (o interpretò) come meglio poté”; dello stesso avviso furono Sant’Ireneo, Eusebio di Cesarea, Origene e San Girolamo. Quelle parole di Papia ci dicono, pertanto, che Matteo fu tradotto (in greco) come “meglio si poté”; dicendo così, Papia sembrerebbe quasi aver messo in conto eventuali, piccoli, errori grammaticali nel passaggio dalla lingua degli ebrei al greco. Del resto, chiunque si sia cimentato a tradurre un testo, almeno una volta, sa quanto sia facile sbagliare, ad esempio, l’esatta traduzione di una parola o la coniugazione di un verbo.

Detto ciò, a mio avviso, la risposta al problema è un’altra. E’ possibile, in realtà, che anche il cosiddetto "buon ladrone", all’inizio, avesse detto qualche parola ingiuriosa nei confronti di Gesù per poi pentirsi in punto di morte. I 3, infatti, rimasero sulla croce non per pochi istanti, o minuti, ma per ore e ore. A chi reputa inverosimile che uno dei due ladroni possa essersi pentito all'ultimo momento, cito un fatto di cronaca, a dir poco emblematico, avvenuto nel 1887.

Enrico Pranzini, al secolo Henri-Jacques Pranzini, morì ghigliottinato, a Parigi, il 31 Agosto 1887 (dopo essere stato condannato a morte con l’accusa di aver ucciso due donne e una bambina). Santa Teresina del Bambin Gesù, nota anche come Santa Teresa di Lisieux (Thérèse Françoise Marie Martin), anch'essa francese, all’epoca aveva 14 anni. La storia di Pranzini (“il grande criminale”) la colpì così tanto che, prima ancora che fosse messo a morte, iniziò a pregare e a sacrificarsi per lui in ogni modo. Suo unico scopo era che l’anima di Pranzini si salvasse. Andò avanti così per diverso tempo. Il primo Settembre 1887, nonostante suo padre le avesse proibito di leggere il giornale, sapendo che l’esecuzione del Pranzini fosse avvenuta il giorno prima, Santa Teresa volle leggere la notizia sul quotidiano "La Croix" che riportò una descrizione dettagliata degl'ultimi minuti di vita del criminale: "Alle cinque meno due minuti, mentre gli uccelli cinguettano sugli alberi della piazza e un mormorio confuso si eleva dalla moltitudine, si apre la porta della prigione e appare pallido l'assassino. Il cappellano, Don Faure, si mette davanti a lui, egli respinge il sacerdote e i carnefici. Eccolo davanti alla ghigliottina verso cui il boia Deibler lo spinge. Un aiutante, collocato dall'altro lato, gli afferra la testa, per mantenerla ben stretta per i capelli sotto la lamina pronta a cadere. Prima, però, forse un lampo di pentimento attraversa la coscienza del criminale. Pranzini chiede al cappellano il crocifisso e lo bacia due volte. La lamina cade subito dopo e quando uno degli aiutanti afferra per le orecchie la testa tagliata, la conclusione è che se la giustizia umana è soddisfatta, forse quest'ultimo bacio ha soddisfatto anche la Giustizia Divina, la quale chiede, soprattutto, il pentimento". La futura Patrona delle Missioni rese grazie a Dio per questo suo primo peccatore convertito, da lei stessa definito "il mio primo figlio" nei suoi Manoscritti Autobiografici. Fin tanto che Santa Teresina rimase in vita, utilizzò il denaro accumulato nel suo salvadanaio per ordinare una Messa per l'anima di Pranzini, tutti gli anni, il giorno 31 Agosto, anniversario dell'esecuzione del condannato.

L’episodio in questione è così ben documentato che non si può negare sia avvenuto. Ovviamente, ognuno è libero di interpretarlo come vuole ma tale vicenda, a mio avviso, dimostra quanto grande e potente sia la Grazia Salvifica di Dio (che Egli non rifiuta a nessuno, basta semplicemente volerla e accoglierla). Così come Pranzini si pentì all’ultimo momento (nonostante poco prima avesse rifiutato di confessarsi), qualcosa di analogo potrebbe essere successo anche col cosiddetto “buon ladrone”. Non sappiamo se qualcuno avesse pregato per l’anima sua (come fece Santa Teresina con Pranzini) o se, più semplicemente, egli si sia lasciato, a differenza del compagno, toccare il cuore dalla Divina Grazia. Fatto sta che non reputo inverosimile che anche il “buon ladrone”, all’inizio, possa aver detto qualche brutta parola.

Infine, riporto quanto scrisse, a riguardo, Padre Marie-Joseph Lagrange, dell’ordine dei Domenicani, nonché fondatore dell’école biblique di Gerusalemme:

Da lontano si credeva di sentire anche la voce dei ladroni mescolarsi alla loro (cioè a quella dei sinedriti), meno acerba certamente, perché essi nulla sapevano; ma data l'abitudine loro di maledire e di bestemmiare parevano associarsi a modo loro a quel coro di oltraggi. Uno di quei miserabili motteggiando fino all'ultimo sospiro aveva detto: «Non sei tu il Messia? - l'aveva inteso allora allora - salva te stesso», - e questo ancora l'aveva inteso dalla bocca dei capi. Poi per conto suo con uno scherno forzato aggiunse: «E noi pure con te». L'altro ladrone, però, meno indurito, rientrato in se stesso al momento di comparire innanzi a Dio, gli rese giustizia e riconoscendo la sua pena ben meritata ebbe un intuito così chiaro da capire l'innocenza di Gesù. Può darsi che altra volta si sia incontrato col suo compagno di supplizio e l'abbia inteso quando alle turbe che lo seguivano parlava di quel regno di Dio ch'egli avrebbe inaugurato in qualità di Messia. Gli stessi sacerdoti avevano dichiarato di riconoscere i suoi miracoli e frattanto Gesù taceva. Che fosse nell'attesa dell'ora che sicuramente sarebbe scoccata dopo quelle sofferenze, delle quali aveva pure parlato? Sforzandosi allora di volgere la testa, il ladrone articolò dolcemente: «Gesù, ricordati di me quando verrai nello splendore del tuo regno» (L’evangelo di Gesù Cristo, p. 560).”